Maria Giuseppina Muzzarelli
La seduzione del lusso

Maria Giuseppina Muzzarelli<br/>La seduzione del lusso

Lunedì 7 novembre, ore 18
Liceo Classico “Luigi Galvani” – Bologna

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Twitter: #agorascuola

Traccia dell’intervento

  1. Si proporranno alcune definizioni dei termini seduzione e lusso
  2. si condurrà un breve ragionamento sulla “storicizzazione” del lusso con esemplificazioni
  3. si affronterà la lettura (parafrasando, riassumendo ma cercando di non tradire il testo) di una fonte che parla della seduzione del lusso per opporvisi (predica di Bernardino da Siena, 1427).
    L’idea è quella di partire dall’oggi, dalle domande che oggi ci si pone di fronte al tema della seduzione del lusso per vedere come ad esse si è data risposta in tempi lontani ma non per questo definibili ancora oscuri (come si è fatto o fatto intendere anche di recente) o da considerare come deposito degli orrori. Il medioevo è stato altro e la storia, ogni periodo storico, merita atteggiamento scientifico  per poterne ricavare conoscenza non necessariamente disgiunta dal gusto. Il tema scelto può costituire una dimostrazione di tale assunto.

- 1 -

  • Seduzione
    Sedurre è condurre a sé, attrarre, avvincere, allettare esercitando fascino, indurre con lusinghe e promesse ma anche distogliere dal bene. Si può dire che ciò che attrae seduce mentre ciò che convince persuade. Ciò postula un rapporto della seduzione con l’irrazionale.
    Ma l’opera di seduzione presuppone forzatura, dunque la forza di indurre, ma in forma diversa  dalla violenza e quindi si pone come arma civile di offesa.
    Il termine ha in sé una valenza negativa o comunque non moralmente neutra francamente positiva.
    Seduzione rimanda alla forza dell’attrazione alla quale andrebbe contrapposta al fine di raggiungere uno stato di equilibrio un’analoga forza di resistenza all’attrazione. Chi ha espresso nei secoli questa forza? Chi è in grado di esprimerla oggi?
  •  Lusso
    Il concetto di lusso ha un carattere universale, antropologico. Si tratta di una  nozione che vuole essere descrittiva ed in realtà è normativa.
    Va distinto il lusso pubblico (che porta a magnifiche realizzazioni umane che resistono al tempo),  il  lusso di stato,  dal lusso privato (che è promessa di voluttà, piacere, volontà di affermazione e di sopraffazione etc.). In tutti i casi  è e  resta centrale l’effetto comunicativo, rappresentativo del lusso: far vedere, far sapere, mettere in luce.
    Dunque il lusso rappresenta un programma di ostentazione, di esibizione ma anche una ricerca di piacere e di  bellezza.  Ciò è rappresentato pienamente dal nesso lusso-moda. La moda cos’è? Quando nasce? Nasce necessariamente legata al lusso?
    Lusso come eccezionalità, come unicità (che prevede l’imitazione e la induce).
    Tema del falso lusso (la borsa di Hermès riprodotta).
    Gli effetti della moda intesa come “malattia, infettione” (Lampugnani).
    Lusso come eccesso, malattia e norma morale ma anche civile  come terapia, come disciplina per prevenire la degenerazione.
    Lusso come lussazione: qualcosa che fuoriesce dalla normalità, dalla usualità, da quanto consueto. Rottura nella media anche del vivere il che ci avvicina a un senso più moderno (lusso del tempo libero) rispetto ai lussi delle corti settecentesche fatti di ori, nuvole di ciprie e tutto il resto evocato dal film della Coppola su Maria Antonietta.
    Lusso da lussuria (luxuria-ae) in latino vuol dire “esuberanza, eccesso, sovrabbondanza” (nella vegetazione, da cui “lussureggiante”), diventando, poi, in senso traslato, “fasto, lusso, profusione, sontuosità”, ma anche “mollezza, vita voluttuosa, sfrenatezza, intemperanza, lascivia” (Calonghi).
    Il lusso corrompe, provoca una frammentazione del corpo sociale. L’interesse privato prevale sul senso civico.

- 2 -

Platone: accanto allo stato sano organizzato per produrre cose necessarie se ne può concepire un altro gonfio di lussi.
Il mondo romano e la Lex Oppia contro i lussi (215 a.C.).
Legislazione suntuaria: disciplinamento civico del lusso dal XIII al XVIII sec.

  • La lotta ai lussi nel Medioevo
  • Dibattito settecentesco sul lusso collegato ai meccanismi dell’accumulazione capitalistica che aveva bisogno di legittimare e motivare il lusso per ragioni economiche, di produzione (lusso necessario per il bene di una nazione)

Difficoltà a trovare teorie positive del lusso (fino all’odierna formula pubblicitaria: il lusso è un diritto) ma in realtà mancanza di una teorizzazione e solitudine davanti alla “tentazione”.
Oggi si identifica il concetto di lusso con l’alto valore economico. È di lusso quello che costa molto, che è alla portata di pochi, che fa distinguere ed individuare come privilegiato. Il lusso attrae proprio perché identifica una cerchia limitata di persone.
Oggi il limite al lusso è costituito appunto dal costo, dai mezzi economici limitati.
Oggi è lusso una borsa di Hermés che costa come più di tre mensilità di un docente o di un impiegato delle poste ecc.
Ma oggi è lusso anche avere il tempo di fare quello che più piace, il che identifica il lusso con qualcosa che è difficile da ottenere, che costi in denaro o che sia d’altra natura
La pubblicità che respira l’alito del nostro tempo veicola oggetti di lusso (nel senso di costosissimi) in maniera spesso casual (pubblicità Vuitton) e lega un lusso stomachevole a supposte buone opere. Sembra i qualche modo che sia venuto il momento di far finta di provare  un po’ di disgusto per certo lusso. C’è da crederci?

- 3 -

Presentazione del tema della seduzione nel lusso nel medioevo attraverso l’analisi di una fonte: la predica XXXVII  di Bernardino da Siena del ciclo tenuto cul Campo di Siena nel 1427.
Le dieci ragioni per le quali le vanità offendono Dio. È una predica contro i lussi.
Dalla fonte si coglie l’azione di contrasto alla seduzione del lusso. Ragionamenti volti ad analizzare il fenomeno e a sensibilizzare le piazze. Crescita di consapevolezza. Bernardino radiografa il tema: fa capire cos’è il lusso e perché attrae. Il fenomeno è analizzato nelle sue molteplici componenti.
È un discorso che riguarda prevalentemente gli abiti ma che può essere esteso ad altri settori. Ma nel Medioevo gli abiti e i gioielli erano fra le poche cose  presenti in molte case e utilizzabili per manifestare privilegio, per ostentare potere e ricchezza,  per comunicare privilegio.
Analizzando il discorso di Bernardino si vedrà che i temi coinvolti non riguardano solo il passato. Ciò per  cogliere la distanza ma anche la vicinanza e in definitiva per capire come la storia, almeno nelle  sue domande: di capire, di sapere, di gisutizia sia sempre contemporanea.

Le dieci ragioni (presentate cinque a cinque) sono: vanità, varietà, suavitùà, preziosità, iniquità/superfluità, curiosità, novità, malignità, dannosità.

  1. “… è vanità quando tu porti quello che non apartiene a te”. Il tema è quello di voler apaprire dievrsi da quello che si è, il lusso di darsi, tramite il lusso, una falsa identità.
  2. “…sai cosa è varietà? Soì questi evstiri scaccatio, racamati, lilalti e divisati….Dimostra che l’anima tua è variata come il corpo”. Il tema è quello della mancata fermezza, della prevalenza del diletto sull’utile.
  3. “suavità… non è niuna che non cerchi d’avere i più gentigli panni che si possono trovare”. La seta (al tempo di Bernardino), i filati preziosi o le rarità pagate in maniera esorbitante per ricavare  affermazione e forse anche gusto dall’inusuale, raro, esotico non sono beni senza prezzo sociale.
  4. “preziosità, di colui che vuole vestimenti preziosi di velluti o drappi di seta… il ricco die vestire onorato più che l’artefice, sì bene: ma non voler vestire tanto onorato, che tu apssi il termine”. Qui il tema è quello del limite, della misura, del rispetto di una scalarità che è, almeno in teoria, differenza funzionale  e  sopportabile.
  5.  ”iniquità; e qui ci fermaremo un poco… D’onde viene questa robba, donde vengono questi vestiri, di che è fatta la sua dota…” Qui il tema è quello della provenienza dei denari usati per acquisire beni di lusso. Le osservazioni in proposito di Bernardino sono di straordinaria efficacia e riproponibilità.
  6. “superfluità” Qui il tema è quello della sproporzione fra il molto posseduto da pochi e il pochissimo posseduto da molti. Si parla di avarizia e di  misericordia  ma in realtà si parla di squilibrio fra la sovrabbondanza e la necessità e del valore della discrezione.
  7. “Curiosità è quella di colui o colei che usa oggi con vergati a ‘mbratti (tessuti a righe di colore diverso”… Che credi che dimostrano questi vergati e adogati e listrati?”  dedicare molto tempo a cose futili e vane determina “una grande nebbia” che non consente di vedere più chiaro, di scorgere i pericoli, di distinguere fra giusto e ingiusto.
  8. “Novità”. Qui si parla del rischio della diffusione di mode, usi etc. insito nei tentativi di limitare tali usi. Si parla di come si crei una domanda allargata a seguito della consocenza. Parlando e vietando si crea desiderio.
  9. “…malignità; che come ci verrà una forgia nuova, come ci verrà una meretrice vestita a la franciosa, subito sarà imporesa (imitata)”. Il tema è quello della imitazione: “trickle-down theory”.
  10. “Dannosità, ell’è l’ultima. Quanta robba tenete voi oggi morta in casa vostra… meglio ti sarebbe che quelli danari tu gli mettesse ne la tua bottiga in mercantia, che tenergli morti come tu fai”. Il tema è quello dello sciupio contrapposto all’investimento fruttuoso. Il lusso è visto come inutile spreco di denaro che andrebbe invece investito in fruttuosi negozi economici.

Ognuno o quasi di questi dieci argomenti è in grado  di parlare anche agli uomini e alle donne di oggi.
Bernardino compie un ragionamento critico che è anche di un importante contributo di conoscenza, un’induzione alla riflessione rivolta alle folle, una forma “democratica” di approfondimento che oggi in buona sostanza manca.

Quello che avveniva nelle piazze nel corso di una predica come questa era una disamina attenta del fenomeno, era una scotomizzazione di esso in tutti o quasi i suoi aspetti.

In realtà l’opera di critica dei moralisti era all’epoca accompagnata da un’altra analisi dettagliata di quello che ci si metteva addosso. Questa analisi era fatta dai legislatori che radiografavano la società e concedevano questo o quell’oggetto di lusso alle singole categorie. L’esibizione era in relazione all’appartenenza sociale più che alle disponibilità economiche. Ciò era vero solo in parte perché pagando una multa ci si poteva concedere anche quanto non spettava per appartenenza. Ciò apre  il tema della “tassa sul lusso” di piena attualità.

Per finire con l’oggi

oggi i produttori di oggetti di lusso si sono inventati il lusso etico (parte del ricavato dalla borsa costosissima andrà a beneficio di questa o quella organizzazione di solidarietà). A fronte della mancanza di un pensiero critico è la stessa industria a farsi la critica.

Ma torniamo alla seduzione del lusso ed all’attrazione per quello che non tutti hanno: quando diventerà seducente essere intelligenti, preparati, colti?
È ben vero che non  tutti lo sono, eppure la seduzione che parte da questi particolari beni non è molto diffusa. L’invito è a lavorare su questo tema.

 

 Maria Giiuseppina Muzzarelli

Scrivi un commento

Modalità di accesso

L'ingresso agli incontri è riservato ai tesserati fino ad esaurimento posti

Chiudi finestra
Per vedere questo contenuto devi essere un Tesserato Agorà. Per sapere come diventarlo clicca qui
Nome utente
Password